Circolo dei papaveri


- Bresciaoggi (04-07-09)

(Da Bresciaoggi, sabato 4 Luglio 2009, Cultura, pagina 46)

«Lo scrimine», l’infanzia

nelle istantanee di Borsoni

Tiziano Zubani

Il «padre» del teatro a Brescia racconta aneddoti e immagini di un’Italia «in bianco e nero» Un tenero ritratto familiare

Renato Borsoni presenta «Lo scrimine» stasera all’Hotel Iseo LagoUn ritratto familiare, ma anche uno spaccato di vita di chi ha saputo incidere culturalmente in una città, Brescia, che tutti descrivevano come «la città del tondino» e definivano «ricca e ignorante». Insomma, una persona grazie alla quale, in particolare alla sua attività di organizzatore, questa immagine è un po’ cambiata. Si tratta de «Lo scrimine», il libretto di Renato Borsoni edito dall’associazione I Minuti che sarà presentato oggi alle 17 all’IseoLago Hotel di Iseo.

«L’idea non è nata a me – racconta l’ottantaduenne autore -, ma dai ragazzi de I Minuti: intendevano con questo mio lavoro completare una collana composta da quattro testi di poesia. Me l’hanno chiesto a Natale e, dapprima, ho risposto che non me la sentivo. Ma, proprio a Natale, è arrivata da Udine mia faglia Camilla con il suo secondo figlio undicenne, Giovanni. E, mentre raccontavo alcuni aneddoti al nipotino, questo mi ha chiesto: “perchè non li scrivi per noi?”. Mi è tornata in mente la richiesta di qualche giorno prima, li ho richiamati e ho deciso d’impegnarmi. Non sono troppe pagine, ma mi costa fatica scrivere, in particolare di vicende personali».

Borsoni, oggi ottantaduenne, è a ragione ritenuto «il padre» del teatro bresciano (ha fondato la Compagnia della Loggetta conducendola per mano a diventare teatro stabile, l’attuale Ctb), ma anche uno dei pionieri della comunicazione con il suo As Studio (creato insieme a Ubaldo Mutti) e con la sua partecipazione come grafico a gran parte delle pubblicazioni bresciane (non ultimo Bresciaoggi, nella sua prima versione).

Per la verità è difficile credere che abbia difficoltà a scrivere: nel corso degli anni suoi testi (sul teatro, ma anche sulla vita sociale) sono comparsi sia sul nostro giornale, ma anche su numerose riviste del settore. Non solo, anni fa apparve un primo libro, firmato a quattro mani con Tino Bino. Ma è certo che ne «Lo scrimine» c’è una dimensione diversa, molto personale, fatta di ricordi e immagini, il tutto raccontato con uno stile inconfondibile, tra flashback e divagazioni. Ritorna un’infanzia con la forza evocativa del bianco e nero, quel bianco e nero della foto della madre scomparsa, e con il nero soffocante delle camice che testimoniavano l’adesione al regime. Affiora l’amore per il padre (sempre difficile da confessare per un uomo) che ha saputo inculcare nel giovane Renato l’amore per l’arte e per il teatro.

Nella presentazione di stasera Borsoni tornerà a vestire i panni dell’attore, leggendo, con quella sua voce carica di toni bassi, alcune pagine. Interverranno il presidente dell’associazione che ha curato la pubblicazione Alessandro Cazzoletti e Tino Bino.


1 Commento finora
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Questo è un commento che arriva dalle colline dove è nato il Maestro Borsoni.
Leggere il suo libricino è stato molto significativo, importante e stimolante. Perchè in cinque minuti si va nel passato e si torna al presente, con la magia del pensiero vivo.
Le Marche sono una regione molto “al plurale”. E si sente che i temi e i toni il Borsoni li ha conservati come ricchezza da spendere per tutti e dappertutto, senza sprecare ma anche senza trattenere con avarizia.
E bravi voi “papaveri” a coglierne la profondità che tanto serve adesso, al tempo presente.
Grazie.

Commento di silvano sbarbati jesi




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